Cabbio-Muggio

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La storia di Cabbio è  legata a quella dei villaggi vicini. Comprendente anche le frazioni di Gaggio e Uggine, Cabbio è menzionato sia nel 1188 (“Cabio”) che nel 1299 in riferimento ai terreni che il Capitolo della Cattedrale di Como possedeva in valle.

Cabbio comprendeva, sino al 1805, anche Casima, sulla sponda opposta della Breggia. La chiesa dell’Ascensione (o di San Salvatore), posta su di un ampio terrazzo all’entrata settentrionale del paese, è documentata sin dal 1554, ma venne ricostruita tra il 1780 ed il 1795 e consacrata nel 1818, divenendo parrocchiale nel 1821. L’interno dell’edificio è arricchito dal decoro a stucco di Domenico Fontana e da alcuni affreschi con le storie della Passione di Gesù e del Battista, opera di Domenico Pozzi.

Nel 1980 venne fondato il Museo Etnografico della Valle di Muggio, la cui sede è stata inaugurata nel 2003 nei locali di Casa Cantoni, un imponente edificio seicentesco e già abitazione della famiglia Cantoni. Cabbio può annoverare una pregevole fontana pubblica, costruita nel 1844 su progetto di Luigi Fontana e fornita di lavatoio centrale, serbatoi laterali, abbeveratoi in prospetto e tetto in piode calcaree su quattro colonne d’ordine toscano.

Muggio

Il Comune di Muggio occupa una conca terminale dell’omonima valle e comprendeva le frazioni di Scudellate, Roncapiano e Muggiasca. Secondo una tradizione popolare, il nome del villaggio deriverebbe dal dialetto “mücc” (“mucchio”), con riferimento all’aspetto dell’agglomerato di case che forma il nucleo del paese. Nel Medioevo comprendeva dei terreni retti da “massaricii” (IX secolo). Sul finire del XIII secolo, il Capitolo della Cattedrale di Como era proprietario di numerosi appezzamenti.

Dal punto di vista religioso, la comunità di Muggio fu a lungo spiritualmente legata a Cabbio per poi formare una viceparrocchia (dal 1673) dipendente dalla matrice di Balerna. Fu solo nel corso del XIX secolo che Muggio si emancipò dalla Pieve di Balerna con l’elevazione a parrocchiale della Chiesa di San Lorenzo, documentata dal 1578 ma riedificata e più volte restaurata. L’economia del paese si basava sull’agricoltura (una pannocchia e un grappolo d’uva apparivano anche sullo stemma comunale) e sulla pastorizia, che prevedeva la “rudada”, ovvero un sistema di custodia comune, e la “trasa”, ovvero il vago pascolo. A queste due attività principali si aggiungeva un’emigrazione dapprima solo legata alle professioni d’arte (un nome su tutti quello dell’architetto neoclassico Simone Cantoni) e poi più generalizzata e spesso definitiva.

Da vedere

Le nevere e i caselli del latte

In ambiente carsico, come nel caso del Monte Generoso, la scarsità d’acqua sorgiva ha obbligato gli allevatori ad escogitare soluzioni particolari volte a conservare il latte al fresco prima della sua lavorazione. Questo è il motivo per il quale, a livello svizzero, solo in Valle di Muggio troviamo una tale densità di edifici a pianta circolare: le nevère. Le nevère, all’incirca una settantina quelle censite dal Museo Etnografico della Valle di Muggio e ubicate nella maggior parte dei casi sugli alpi, sono costruzioni in muratura, spesso a pianta circolare, interrate per circa i due terzi, dotate di una stretta scala che raggiunge il fondo dell’edificio. La tipologia dei tetti delle nevère è varia sia per forma (conica, a una o due falde) che per struttura (falsa volta, monaco, a cavallo o semplice). Le nevère venivano riempite in inverno con neve pulita che veniva debitamente compressa; durante il periodo dell’alpeggio si ponevano le conche colme di latte sulla neve coperta da foglie di faggio. L’ambiente fresco della nevèra permetteva anche d’estate di conservare il latte prima della scrematura, finalizzata alla fabbricazione di burro o di formaggio magro. Per mitigare ulteriormente la temperatura e offrire alle costruzioni un valido riparo dai raggi solari, attorno ad esse venivano piantati degli alberi. In Valle di Muggio le nevère rimasero in funzione sino alla fine degli anni ’50 del XX secolo. Le nevère di Pianspessa, Génor Tegnoo, Génor Caserett, Nadigh e Bonello sono state restaurate dal Museo Etnografico e possono essere visitate.

I roccoli

I roccoli sono costituiti da una torre in muratura articolata su tre piani e da un’area ovale antistante delimitata da una doppia fila di alberi debitamente modellati tra i cui rami venivano tirate delle reti per l’aucupio, ovvero la caccia di volatili di piccole dimensioni. In Valle di Muggio si contano ancora oggi sei roccoli eretti su promontori ben visibili ed esposti alle correnti migratorie utilizzate dagli uccelli di passo.

La graa

La graa (o metato) serviva per l’essicazione delle castagne che in tal modo potevano essere conservate per molti mesi. La castagna ha costituito ancora durante la Seconda Guerra Mondiale un fondamentale cardine dell’alimentazione umana della valle, ma veniva pure commercializzata e utilizzata per sfamare gli animali. Secondo la consuetudine, l’arciprete Luigi Torriani pretendeva il versamento alla Chiesa non solo della decima parte del raccolto, bensì anche della ventesima sui “frutti che si raccolgono” (nel caso specifico le castagne) da parte degli abitanti del luogo, che, contrariati e perplessi, insorsero ottenendo da papa Gregorio XIII l’abolizione del balzel-lo su vino e castagne in cambio di un tributo simbolico

Curiosità

La famiglia Cantoni-Fontana

Muggio diede i natali ai celebri architetti neoclassici Simone e Gaetano Cantoni e Pier Luigi e Luigi Fontana, che lasciarono numerose testimonianze. Nel caso di Muggio, all’uscita nord del villaggio, si trovano le fontane pubbliche realizzate da Luigi Fontana nel 1838, che costituiscono un interessante esempio di architettura neoclassica in valle.

Di fronte alla Chiesa di San Lorenzo, si trova la Casa Cantoni-Fontana, antica residenza della nota famiglia di architetti, ampliata da Simone Cantoni alla fine del ‘700. Al pianterreno, la Sala dell’architettura è impreziosita dai dipinti di Domenico Pozzi (1796) e da un soffitto a lacunari con medaglia raffigurante Minerva, dea della sapienza, con i simboli delle tre arti: architettura, scultura e pittura, ritratte anche in una personificazione posta sopra il camino in marmo d’Arzo e in un monocromo sulla parete d’ingresso. Nelle esedre laterali si possono invece ammirare i busti di alcuni grandi architetti (Alberti, Vitruvio, Scamozzi, Vignola, Palladio, Serlio), mentre le altre stanze ospitano i ritratti (realizzati ad olio su tela dal Pozzi) ed i busti in terracotta (opera di Francesco Carabelli) di Simone e Gaetano Cantoni.

L’attuale comune di Breggia è inserito nell’Inventario federale degli insediamenti svizzeri d’importanza nazionale ISOS.

Informazioni

www.comunebreggia.ch

Ristorazione e Ospitalità

     

Valutazione deL borgo

 Cultura:

 v4

 Paesaggio:

 v4

 Gastronomia:

 v2